Mercoledì 9 novembre 2011

LITI PENDENTI: UN' OPPORTUNITA' PER DEFINIRE LE CONTROVESIE MINORI CON IL FISCO

a cura di: Studio Dott.ssa Palma Stefania Linguerri
La manovra correttiva - Decreto Legge n. 98 del 06/07/2011 "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria" - all'art, 39 - comma 12 - prevede per i contribuenti la possibilità di definire le controversie fiscali pendenti al 1° maggio 2011 davanti alle Commissioni tributarie o alla Corte di Cassazione, aventi valore fino a 20mila euro, pagando un importo agevolato.
Il valore della lite, da assumere come base di calcolo della definizione, è dato:
a) dall'ammontare dell'imposta o maggiore imposta accertata che  forma oggetto di contestazione nel giudizio di primo grado, con esclusione di  interessi, eventuali sanzioni ed altri accessori collegati al tributo, anche se
irrogati con separato provvedimento;
b) dall'importo della sanzione, per le cause riguardanti esclusivamente
un atto di irrogazione di sanzione collegata al tributo accertato non oggetto di
contestazione;
c) dall'importo della sanzione, per  le liti riguardanti provvedimenti sanzionatori
non collegati al tributo.
L'odierna previsione normativa riprende la definizione di lite pendente già resa dall'art. 16 della L. n. 289/2002, ovvero per  "lite pendente" si intende quella avente ad oggetto  avvisi di  accertamento,  provvedimenti di irrogazione delle sanzioni  e ogni altro  atto di imposizione , per i quali è stato proposto  l'atto introduttivo del giudizio.
Si deve fare riferimento alla data in cui è stato notificato  il ricorso all'Ufficio, non essendo necessario che, entro il 1° maggio 2011, vi sia   stata anche la costituzione in giudizio.
Non deve essere intervenuta, prima dell'entrata in vigore del D.L. n. 98/2011 (entro il 5 luglio  2011) pronuncia giurisdizionale definitiva.
Sono, pertanto,  definibili le liti interessate da una pronuncia in primo o in  secondo grado i cui termini di impugnazione non siano ancora scaduti; la lite può essere definita anche se pendente a seguito di sentenza di rinvio oppure se pendono i termini per  la riassunzione. Sono considerate liti pendenti anche le controversie per le quali, alla data del 1° maggio 2011, sia intervenuta una pronuncia  giurisdizionale, anche di inammissibilità, e alla data dal  6 luglio 2011 non fossero ancora decorsi i termini per impugnarla.

I BENEFICIARI

Possono presentare domanda tutti i contribuenti coinvolti in liti fiscali con l'Agenzia delle Entrate.
Tra i soggetti abilitati a presentare l'istanza rientrano anche: il successore a titolo universale del ricorrente o uno dei coobbligati nel caso di debitori in solido. In tale ultima ipotesi, possono  configurarsi i seguenti casi:

  • pendenza di un'unica lite nella quale siano costituiti tutti gli interessati: la regolarità della  definizione agevolata da parte di uno degli interessati produce automaticamente l'estinzione della  controversia anche nei confronti degli altri contribuenti coinvolti;
  • pendenza di distinte liti aventi ad oggetto lo stesso atto, instaurate separatamente da tutti  gli interessati: la regolarità della definizione da parte di uno degli interessati produce l'effetto  dell'estinzione anche delle altre controversie;
  • presentazione di ricorso solo da parte di alcuni degli interessati: l'effetto definitorio  impedisce all'Amministrazione di esercitare ulteriori azioni nei confronti degli altri soggetti interessati.

Si precisa che le liti in materia di imposte sui redditi riguardanti i soci sono autonomamente  definibili rispetto a quelle instaurate dalla società di persone per le imposte dovute dalla stessa. 

LITI NON DEFINIBILI

  • silenzio - rifiuto o diniego di rimborso;
  • diniego o revoca di agevolazioni e precedenti definizioni agevolate;
  • avvisi di liquidazione, ingiunzioni e ruoli, che, in ragione della loro natura, non sono riconducibili alla categoria degli "atti impositivi",ma sono finalizzati alla mera liquidazione e riscossione del tributo e degli accessori. Qualora uno dei predetti atti assolva anche alla funzione di atto di accertamento, oltre che di riscossione, si deroga a tale principio di  esclusione. Ne sono un esempio gli avvisi di liquidazione dell'imposta di successione e gli  avvisi di liquidazione dell'imposta di registro quando gli stessi non costituiscano atto  meramente liquidatorio, ma esprimano, nei confronti del contribuente, la pretesa  fiscale  sulla base di valutazioni non consistenti nella mera rilevazione di dati dichiarati dal  contribuente (Cass. civ. Sez. V, 30-08-2006, n.18840 e Cass. civ. Sez. V, Sent., 20-02-2009, n.4129). 
    La cartella di pagamento, quando è preceduta da un avviso di accertamento, costituisce  atto di riscossione della somma dovuta in base all'accertamento  stesso e non un  autonomo atto impositivo; per tale motivo non è definibile della lite fiscale promossa con  impugnazione del ruolo o della cartella preceduti dall'avviso di accertamento. E' prevista  un'eccezione: il contribuente può avvalersi della sanatoria disciplinata dall'art. 39, co. 12  qualora abbia impugnato la cartella sostenendo di non aver ricevuto una valida notifica  dell'accertamento e che, quindi, la stessa è il primo atto attraverso il quale è venuto a  conoscenza della pretesa impositiva.
  • omessi versamenti di tributi. Il recupero di queste imposte, infatti, non costituisce un atto impositivo, che presuppone la  rettifica della dichiarazione, ma un atto di mera riscossione di quanto indicato dal  contribuente o dal sostituto di imposta nella dichiarazione presentata, ma non versato. I
    controlli sui versamenti omessi sono disciplinati dall'art. 36 bis del DPR n. 600 del 1973 per  quanto riguarda le imposte dirette e l'IRAP e dall'art. 54 bis del DPR n. 633 del 1972 per  l'IVA. Qualora a seguito dei predetti controlli effettuati ai fini della liquidazione delle  imposte e del controllo formale disciplinato dall'art. 36 ter del DPR n. 600 del 1973, si  proceda alla rettifica delle dichiarazioni (ad esempio per riduzione o esclusione di  deduzioni e detrazioni o di alcune correzioni IVA)  e all'iscrizione a ruolo delle imposte  dovute in misura superiore rispetto a quella dichiarata e liquidata dal contribuente, la  cartella assume anche la funzione di atto impositivo, e quindi definibile ai sensi della  sanatoria di cui all'art. 39, co. 12.
  • liti aventi ad oggetto somme relative al recupero di aiuti di Stato illegittimi;
  • liti in cui sono parti i Comuni, le Provincie e le  Regioni, aventi dunque ad oggetto tributi locali;
  • liti aventi ad oggetto tributi doganali, contributi previdenziali (es. INPS) e assistenziali (es.
    INAIL). 

TERMINI E IMPORTI DI VERSAMENTO 

Per la chiusura delle liti è necessario versare, in unica soluzione, un importo agevolato entro il 30 novembre 2011.
Le somme da versare  sono  le seguenti:

  • 150 euro per la lite inferiore ai 2mila euro
  • 10% del valore della lite se l'ultima sentenza è stata favorevole al contribuente
  • 50% del valore della lite se l'ultima sentenza è stata favorevole all'Agenzia
  • 30% se non c'è stata ancora alcuna sentenza.

II versamento deve essere effettuato utilizzando il modello "F24 - Versamenti con elementi identificativi".  I codici da indicare sono il "8082" per la tipologia di versamento  e il codice "71" che identifica chi ha proposto l'atto introduttivo del giudizio (risoluzione del 5/08/2011). Non è ammessa la compensazione.

TERMINE DI SCADENZA PER CHIEDERE L'AGEVOLAZIONE

Per chiedere la definizione delle controversie fiscali è necessario compilare e presentare/trasmettere all'Agenzia delle Entrate, entro il 2 aprile 2012, una domanda utilizzando un modello conforme a quello approvato il 13 settembre 2011 con Provvedimento del Direttore dell'Agenzia. La domanda va presentata per ciascuna lite.

LE SCADENZE

  • 30 NOVEMBRE 2011: scade il termine di versamento delle somme dovute in un'unica soluzione;
  • 2 APRILE 2012: scade il termine per l'invio della domanda di definizione;
  • 30 GIUGNO 2012: termina la sospensione per le liti fiscali non definite;
  • 30 GIUGNO 2012: cessa la sospensione dei termini per la proposizione di ricorsi, appelli,  controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i  termini per la costituzione in giudizio;
  • 15 LUGLIO 2012: termine ultimo per la trasmissione da parte degli Uffici alle Commissioni Tributarie, ai Tribunali e alle Corti di Appello, nonché alla Corte di Cassazione dell'elenco  delle liti pendenti per le quali è stata presentata domanda di definizione da parte degli  uffici competenti;
  • 30 SETTEMBRE 2012: termina la sospensione delle liti per cui è stata presentata domanda  di definizione;
  • 30 SETTEMBRE 2012: comunicazione degli Uffici attestante la regolarità della domanda di  definizione e il pagamento integrale di quanto dovuto, ovvero l'eventuale diniego della  definizione.

COSA PUO' ACCADERE

Se interviene pronuncia fra la data di versamento e quella di presentazione.

Qualora tra la data di versamento delle somme dovute (30 novembre 2011) e quella di  presentazione dell'istanza di definizione (2 aprile 2012) intervenga una pronuncia giurisdizionale  non cautelare, potranno aversi le seguenti ipotesi:

  • se le somme già versate risultano inferiori a quelle dovute per effetto dell'intervenuta  pronuncia, il contribuente dovrà versare la differenza entro la data di presentazione della Domanda;
  • se le somme già versate risultano superiori a quelle dovute per effetto dell'intervenuta pronuncia, il contribuente avrà diritto, a seguito della verifica della regolarità della chiusura della lite, alla restituzione delle somme versate in eccesso rispetto a quelle dovute in base alla nuova pronuncia.

Qualora le somme già versate in pendenza di giudizio siano di ammontare superiore rispetto a quanto dovuto per la chiusura della lite, non spetta il rimborso della differenza, salvo che  l'Amministrazione Finanziaria sia soccombente nelle liti di valore superiore a 2.000 euro. 
Nei casi in cui è ammessa, la restituzione delle somme versate in pendenza di giudizio, al netto di  quelle scomputate dal contribuente, verrà disposta dall'Ufficio, senza necessità di specifica istanza, previa verifica della regolarità della definizione.
Il diritto al rimborso può spettare anche nel caso in cui la soccombenza sia solo parziale.

ERRORI DA EVITARE

Omessa presentazione del modello F24 con saldo a zero
Omesso o parziale pagamento dei tributi

L'omesso o insufficiente pagamento dei tributi può essere regolarizzato eseguendo spontaneamente il versamento dell'importo dovuto, degli interessi (calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito) e della sanzione ridotta.
La sanzione del 30% viene così ridotta:

  • al 3%, (pari a 1/10 del 30%), se si effettua il versamento entro 30 giorni dalla scadenzA
  • al 3,75%, (pari a 1/8 del 30%), se il pagamento è effettuato con ritardo superiore ai 30 giorni, ma entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno in cui è stata commessa la violazione (o entro un anno dalla violazione se non è prevista).
AUTORE:

Dott.ssa Palma Stefania Linguerri

Commercialista – Revisore Contabile
Studio Dott.ssa Palma Stefania Linguerri
Laureata in Economia e Commercio presso la Facoltà Federico II di Napoli nel 2000. Iscritta all’ODCEC di Napoli dal 2004. Revisore Contabile, Mediatore professionista e C.T.U. presso il Tribunale...
di Napoli.
Svolge la sua attività nel campo della consulenza fiscale, societaria, operazioni straordinarie, acquisizione di partecipazioni societarie.
Diplomata in processi di quotazione in borsa e iscritta nel registro dei dottori commercialisti esperti tenuto da Borsa Italiana.

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