Giovedì 3 marzo 2005

LEASE BACK SU MARCHIO D'IMPRESA, CONTRATTO ALMENO QUINQUENNALE

a cura di: AteneoWeb S.r.l.
a cura di FiscoOggi Canoni deducibili se la durata dell'accordo non è inferiore alla metà del periodo di ammortamento del bene. L'Agenzia delle Entrate ha ammesso la deducibilità dei canoni derivanti da un contratto di locazione finanziaria di ritorno relativa a un marchio d'impresa, seppure con il limite della durata minima del contratto pari alla metà del periodo di ammortamento fissato per i beni immateriali dalla vigente normativa.
E' quanto stabilito dalla risoluzione n. 27 del 25 febbraio 2005, in risposta a un interpello presentato da una società produttrice di macchine per la lavorazione del legno, proprietaria di un marchio registrato, iscritto tra le immobilizzazioni immateriali e interamente ammortizzato.

Tale società, volendo cedere il marchio a una società di leasing con contestuale stipula di un contratto di leasing finanziario, con la previsione del riacquisto del bene al termine del contratto, ha presentato interpello per sapere se c'è una durata minima del contratto da rispettare per poter dedurre i canoni di locazione finanziaria corrisposti alla società di leasing.

Il lease-back (o locazione finanziaria di ritorno) è un'operazione commerciale mediante la quale un'impresa commerciale o industriale vende un bene strumentale all'esercizio dell'attività d'impresa, spesso un immobile, a una società di leasing, che a sua volta concede in locazione finanziaria il bene all'impresa venditrice, con facoltà di riacquistare il bene venduto alla scadenza del contratto.

La concessione in leasing determina il diritto dell'impresa utilizzatrice a dedurre i canoni di locazione finanziaria dal reddito d'impresa e il contestuale obbligo per l'impresa concedente di includere i medesimi canoni tra i componenti positivi del reddito d'impresa.
Inoltre, l'impresa utilizzatrice può dedurre le spese di manutenzione relative al bene stesso: le spese di manutenzione ordinaria interamente nell'esercizio di competenza, quelle di manutenzione straordinaria ripartendole per tutta la durata del contratto di lease-back.

L'articolo 102 del Tuir, con riguardo all'acquisizione in leasing di beni strumentali materiali, ammette la deduzione dei canoni da parte dell'impresa conduttrice a condizione che la durata del contratto non sia inferiore a otto anni, se ha a oggetto beni immobili, e alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito con decreto ministeriale 31/12/1988 in relazione all'attività esercitata dall'impresa, se ha a oggetto beni mobili.

In mancanza della specifica indicazione di un analogo limite per i beni immateriali, l'Agenzia ha chiarito, con la risoluzione n. 27/2005, che nel caso prospettato dall'interpellante la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria è subordinata alla circostanza che il contratto di lease back abbia una durata pari almeno alla metà del periodo di ammortamento previsto dalla vigente normativa.
Poiché con riferimento all'acquisto in proprietà dei marchi d'impresa, l'articolo 103 del Tuir stabilisce che le quote di ammortamento sono deducibili in misura non superiore a un decimo del costo, la citata risoluzione fissa in cinque anni la durata minima del contratto di leasing finanziario di un marchio al fine della deducibilità dei relativi canoni.

La fissazione di un termine minimo di durata del contratto di leasing finanziario, infatti, è finalizzata a evitare che l'utilizzatore di un bene strumentale acquisito in leasing sia avvantaggiato, nella deduzione del costo di acquisizione, rispetto a chi acquista il medesimo bene strumentale in proprietà.

La norma in parola, come già affermato dalla prassi in materia (circolare n. 218/2000, risoluzioni n. 19/2004 e n. 69/2004), ha la ratio di assicurare nel tempo la necessaria neutralità fiscale della scelta aziendale di far entrare nel processo produttivo un bene strumentale acquisendolo in proprietà o in leasing.
Dunque, l'Agenzia ha inteso spiegare che l'assenza di una norma relativa alla conduzione in leasing di beni immateriali non dipende dalla volontà di non porre limiti alla deducibilità dei canoni di locazione finanziaria relativa ai citati beni, ma è dovuta all'impossibilità del legislatore del Tuir di immaginare la stipula di contratti di leasing di marchi d'impresa.
Perciò, il ricorso all'analogia quale criterio sussidiario dell'interpretazione di una norma di legge, trovando fondamento nel principio di uguaglianza sotteso al nostro ordinamento, legittima l'interpretazione dell'Agenzia di porre un limite temporale minimo al contratto di leasing finanziario di un marchio d'impresa, o comunque di un bene immateriale ammortizzabile, al fine di consentire la deducibilità dei canoni di locazione relativi al medesimo bene.

Annamaria Crisconio

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