Giovedì 14 ottobre 2004

LE SOCIETÀ DI CAPITALI SENZA SCOPO DI LUCRO

a cura di: Dott. Stefano Andreani
Un'interpretazione in linea con lo spirito della legge.

A) La questione controversa

Come è noto l'art. 148 (già art. 111) del T.U.I.R. fa rientrare nell'area istituzionale e non commerciale (e quindi esclude da tassazione) l'attività svolta dalle associazioni sportive nei confronti degli "iscritti, associati o partecipanti".

La questione da chiarire è: per le società di capitali sportive dilettantistiche, "iscritti, associati o partecipanti" sono solo i soci o anche coloro che vi partecipano senza esserne soci?

B) L' (informale) interpretazione ministeriale

Il Ministero pare sostenere (per ora in via informale) che rientra nella sfera istituzionale la sola attività nei confronti dei soci. In sostanza, sono "iscritti, associati o partecipanti" solo i soci.

Tale interpretazione non appare in linea con lo spirito della legge, ed anche sotto il profilo letterale porta, fra l'altro, a due conseguenze che non possono certo rappresentare l'obiettivo della riforma:

- l'ambito di operatività diventa praticamente inesistente: dati i costi per l'assunzione della qualifica di socio (sia in termini di apporto di capitale che di adempimenti necessari) solo negli sport nei quali la componente di capitale è rilevante (pensiamo al golf e forse all'equitazione) potrebbe verificarsi la coincidenza fra soci portatori di capitale e frequentatori/utilizzatori; non pare ragionevole che lo spirito della legge sia quello di agevolare solo tali tipi di sport;

- la norma, di fatto, risulta inapplicabile: l'art. 148, VIII comma lett. "e", fra i requisiti statutari per poter fruire delle agevolazioni fiscali richiede il "principio del voto singolo di cui all'art. 2532, comma 2, del codice civile", e tale principio non può essere espresso nello statuto di S.p.A. e S.r.l.; rimarrebbero solo le cooperative, ma ricordiamo che esse sono state esplicitamente inserite solo in un secondo tempo. Se inizialmente era dubbio che la norma si applicasse alle cooperative, non riteniamo plausibile che successivamente trovi applicazione solo a quelle.

Appare quindi necessario verificare l'esistenza di una diversa linea interpretativa, che renda applicabile la norma e ne rispetti la lettera.

C) Lo stato previgente e la ratio della norma

La situazione precedente l'entrata in vigore della nuova normativa può essere riassunta come segue.

L'art. 148, VIII comma, del TUIR subordina le agevolazioni fiscali ad un ente che potremmo definire "assolutamente democratico": pieno elettorato attivo e passivo, voto "per teste", sovranità assoluta dell'assemblea, e così via.

Ciò era tranquillamente praticabile in associazioni di modesto spessore patrimoniale/gestionale, ma diventava di difficile applicazione quando l'entità degli investimenti necessari rendevano impossibile ripartirne il peso pariteticamente fra gli iscritti, oppure quando la struttura gestionale era così articolata che era difficile conciliarla con i rischi di carattere personale che gravano sugli associati ex art. 38 cod. civ. .

In tali casi la soluzione era: costituzione di una società di capitali proprietaria della struttura, che poteva occuparsi anche della gestione al livello più alto, e concessione in comodato o locazione di tale struttura ad una o più associazioni sportive, associazioni che quindi non avevano nè il problema patrimoniale (il patrimonio non era loro) nè quello della rischiosa responsabilità ex art. 38, dato che il loro ambito operativo era ristretto.

E' evidente come tale struttura fosse macchinosa e costosa, rendesse difficile il coordinamento fra i vari livelli di competenza, portasse alla creazione artificiosa di soggetti inutili (oltre a poter teoricamente essere considerata una costruzione elusiva), non risolvesse completamente il problema delle responsabilità, creasse ostacoli in caso di volontà di cambiare le persone fisiche operanti nell'associazione.

L'estensione delle agevolazioni fiscali alle società di capitali dovrebbe, o almeno questa pare essere l'interpretazione più ragionevole, tentare di risolvere tali problemi, mantenendo fermi i principi di totale assenza di scopo di lucro.

D) Una corretta lettura della norma

La soluzione che proponiamo parte dalla convinzione che, nel caso di società di capitali sportiva dilettantistica, una cosa siano i soci, portatori di capitale e titolari del diritto di amministrazione di tale capitale, altra i "partecipanti", interessati allo svolgimento dell'attività sportiva ma per nulla interessati all'investimento in quote ed alla gestione "patrimoniale".

Partendo da queste premesse, abbiamo ipotizzato uno statuto nel quale tali figure coesistano:

- i soci conferiscono capitale, eleggono il consiglio di amministrazione cui è demandata la gestione del patrimonio, votano per quote

- i partecipanti versano quote (annuali, periodiche o per specifici servizi), eleggono un consiglio direttivo cui è demandata la gestione dell'attività sportiva (organizzazione dell'attività, scelta delle squadre e delle competizioni cui iscriversi, realizzazione degli eventi sportivi, ecc.), votano per teste.

Naturalmente un soggetto può rivestire contemporaneamente entrambe le qualifiche.

Tale costruzione non è desumibile direttamente dalla norma, ma, a nostro avviso, permette di rispettare quella che riteniamo essere la ratio della riforma, la rende applicabile, definisce chiaramente i ruoli e rispetta la lettera dell'art. 148 TUIR:

- i corrispettivi di cui parla il III comma sono quelli versati dai partecipanti, e ad essi è destinata l'attività istituzionale

- i requisiti "patrimoniali" del VIII comma (lettera "a": divieto di distribuzione di utili, lettera "b": obbligo di devoluzione del patrimonio) si applicano ai titolari dei diritti patrimoniali, ovvero ai soci

- i requisiti "democratico/istituzionali" di tale VIII comma (lettere "c" ed "e": pieno elettorato attivo e passivo, voto per teste) si applicano a chi partecipa all'attività istituzionale, ovvero ai partecipanti

- i requisiti di rendiconto (lettera "d") e l'intrasmissibilità dello status di socio o partecipante (lettera "f") si applicano a entrambi

- il diritto di decidere le modalità di funzionamento e la nomina degli organi direttivi (lettera "c", seconda parte) spetta a entrambe le categorie, ciascuna per le sue competenze: i soci decidono sullo statuto e nominano il C.d.A., i partecipanti decidono sul regolamento dell'attività sportiva e nominano il consiglio direttivo.

E) Un "paracadute" fino a quando la situazione non si sarà chiarita


Ci rendiamo conto che la soluzione proposta può apparire in questo momento decisamente rischiosa: se un domani non venisse accolta, tutti i corrispettivi ricevuti dai partecipanti non soci verrebbero considerati provento commerciale, la Legge 398 non sarebbe applicabile, e così via.

Anche potendosi avvalere della non applicabilità delle sanzioni, per "obiettive condizioni di incertezza sulla portata della norma" (art. 10 dello statuto del contribuente), le conseguenze sarebbero comunque estremamente gravi.

Riteniamo però che anche l'interpretazione ministeriale lasci una sorta di "paracadute":

- il Ministero pare far discendere dalla sua interpretazione che le prestazioni effettuate nei confronti dei soci vadano considerate attività istituzionale; in sostanza pare che il mancato rispetto del principio del voto singolo, se sono presenti gli altri requisiti, non faccia perdere le agevolazioni fiscali, ancorchè circoscritte alle prestazioni nei confronti dei soli soci

- e se è detassata l'attività nei confronti dei soci, allora è detassata anche l'attività nei confronti "di altre associazioni e... dei rispettivi associati o partecipanti", come recita la parte centrale del comma III dell'art. 148; e in realtà pare che sia questa la (si ripete, informale) interpretazione ministeriale

- e se tutto ciò è vero, allora si applica anche il periodo successivo del citato III comma, che esonera da tassazione l'attività nei confronti "dei tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali". E i partecipanti, come la società o l'associazione sportiva, sono tesserati della federazione nazionale di appartenenza!

Anche secondo l'interpretazione ministeriale, quindi, l'attività nei confronti dei partecipanti è considerata istituzionale, e pertanto fiscalmente irrilevante, se tali partecipanti sono tesserati federali.

In conclusione, se la società sportiva avrà cura di tesserare tutti i propri partecipanti per la federazione alla quale è affiliata (condizione indispensabile, ricordiamo, per poter beneficiare di quanto stabilito dalla legge 398/91), riteniamo possibile affermare che, anche qualora prevalesse l'interpretazione ministeriale nella forma che al momento conosciamo, l'attività svolta nei confronti dei partecipanti medesimi rientri comunque nella sfera istituzionale, e pertanto sia irrilevante fiscalmente.

A cura del Dott. Stefano Andreani

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