Mercoledì 12 ottobre 2005

LE PRINCIPALI NOVITA' DELLA RIFORMA FALLIMENTARE

a cura di: Accounting Online
Matteo Panelli info@studiopanelli.com
Nel 1942 entrò in vigore il R.D. 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa, meglio noto come legge fallimentare.
Questa legge (ormai prossima ad una radicale sostituzione) è attualmente in vigore, anche se i suoi principi sono stati enunciati nel 1942, quando ancora vigeva lo Statuto Albertino.

Siamo quindi ormai giunti - non senza polemiche e difficoltà - alla riforma delle procedure fallimentari, e la Legge Fallimentare del 1942 sta per segnare il passo.

Venerdì 23 settembre 2005il Consiglio dei ministri ha, infatti, dato via libera alla riforma del diritto fallimentare.

"Dopo 60 anni anche le procedure fallimentari hanno una riforma radicale e profonda che trasforma il fallimento da un istituto per il fallito e l'impresa ad uno strumento per prevenire o risolvere in modo rapido la crisi di impresa", ha detto il sottosegretario all'Economia Michele Vietti.
Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha spiegato che "il decreto legislativo di riforma del diritto fallimentare rappresenta una riforma che non era mai stata fatta nella storia della Repubblica: costituisce una rivoluzione copernicana".

Come da normale iter legislativo, il decreto legislativo che attua la legge delega 80/2995 passa all'esame delle Camera e, trascorsi i 60 giorni, il parlamento deciderà se convertirlo in legge.
L'aspetto largamente più importante della riforma è senza dubbio il nuovo ruolo delle procedure, non più impostate per permettere un graduale "decesso" dell'azienda, ma volte a sostenere l'impresa verso un percorso di recupero.

Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha sintetizzato questa situazione dicendo che: "Il fallito, se in buona fede, non è più considerato come il colpevole ... ma come un imprenditore che ha avuto un infortunio... Il dominus non è più il magistrato ma il curatore e il comitato dei creditori. Il magistrato è l'arbitro che sorveglia sulla legittimità degli atti".

Infatti, il curatore assume un'importanza strategica, diventando il "baricentro" del fallimento (Fonte: il Sole24Ore, lunedì 26 settembre 2005, pag. 25).

La funzione di vigilanza affidata all'autorità giudiziaria infatti lascia ora al curatore, in collaborazione con il comitato dei creditori (altro organo che acquista nuove funzioni ed importanza) ampi margini nella conduzione del procedimento. I vantaggi sono evidentemente la rapidità, l'efficacia e la volontà di recupero.

Vediamo di seguito, una breve rassegna delle principali modifiche che dovrebbero avvenire (salvi cambiamenti dell'ultima ora).

  L.F. 1942 RIFORMA 2005
RATIO DELLA RIFORMA Ratio: sanzionare.
Effetto: ciò ha spesso determinato un inevitabile aggravamento degli squilibri, sino alla irreversibile insolvenza.
Risultato: danno sia per i creditori sia per l'economia in generale.
Ratio: recupero dell'impresa.
Effetto: Conservandone la gestione, il debitore è incoraggiato al recupero delle attività produttive ed alla conservazione della ricchezza.
Risultato: con vantaggio per tutti.
NUMERO DELLE PROCEDURE Erano previste più procedure (fallimento, concordato preventivo, amministrazione controllata, liquidazione coatta). Si prevede una unica procedura, con possibilità di sdoppiamento in due fasi, l'una "anticipatoria di crisi" e l'altra "di insolvenza".
SOGGETTI ESCLUSI Soggetti esclusi:
. piccoli imprenditori
. imprenditore agricolo.
Soggetti esclusi:
. piccoli imprenditori
Nuovi soggetti coinvolti:
. imprenditore agricolo;
La ragione è che attualmente le imprese agricole possono avere dimensioni notevoli, venendo così meno le ragioni di esclusione.
GESTIONE IMPRESA L'imprenditore-debitore è spossessato della impresa, la cui gestione è affidata ad un curatore. Con la procedura anticipatoria di crisi l'imprenditore gestisce l'impresa, secondo un piano di risanamento da lui stesso predisposto ed accettato dai creditori ed omologato dal tribunale.
DURATA Le procedure concorsuali non hanno un termine di durata. La procedura anticipatoria di crisi ha una durata di 2 anni, prorogabile di 6 mesi.
AZIONE REVOCATORIA Colpisce gli atti compiuti negli ultimi due anni (art. 67 L.F.). Il periodo sospetto è ridotto ad 1 anno.
DISCIPLINA CIVILE Sanzioni civili di tipo personale che ne limitano la capacità. E' soppressa ogni forma di incapacità che non sia funzionale all'utile svolgimento della procedura
DISCIPLINA PENALE Disciplina penale è formalistica e rigida. Hanno rilievo penale le sole condotte concretamente lesive degli interessi dei creditori e solo quando l'imprenditore si sia rappresentato lo stato di insolvenza quale effetto della sua condotta. Non sono altresì sanzionate le condotte già punite da norme penali generali.

 

Fatta questa breve analisi, non resta che attendere l'effettivo vaglio della riforma e poi la sua concreta applicazione.
E' infatti immediato dubitare che l'auspicata finalità di recupero delle situazioni di crisi e snellimento delle procedure possa essere disattesa nei fatti, ma come sempre solo i fatti potranno dare prova della bontà della riforma.
Resta comunque opinione dello scrivente che l'esito positivo o meno della riforma dipenderà dalle forze che concretamente la metteranno in pratica.

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