Mercoledì 10 settembre 2014

Le attività illegali nel nuovo PIL: principi, fonti e risultati (pubblicati i dati riferiti al 2011)

a cura di: AteneoWeb S.r.l.
L'ISTAT ha pubblicato il ricalcolo del PIL 2011 secondo il nuovo Sistema europeo dei conti (tra le novità spicca l'introduzione dell'economia sommersa ed illegale).
Il PIL 2011 sale da 1.579,9 a 1.638,9 miliardi.

I contributi principali derivano dai cambiamenti relativi alla voce ricerca e sviluppo, che da costo diventa investimento (20,6 miliardi) e dall'inclusione nella stima del PIL delle attività economiche illegali (15,5 miliardi).
Dall'aumento del PIL deriva una riduzione del rapporto deficit/PIL che scende per il 2011 dal 3,7% al 3,5%.

Nella sua nota informativa (pubblicata sul sito internet www.istat.it) l'ISTAT dedica un paragrafo all'inclusione di specifiche attività illegali nei conti nazionali, illustrandone principi, fonti e risultati.

Va precisato innanzitutto che per attività illegali si intendono le attività vietate dalle leggi nazionali, ma che hanno caratteristiche di scambio volontario tra soggetti economici. Poiché questo concetto di attività illegale può prestarsi a interpretazioni diverse, stanti anche le differenze tra paesi nello status legale di alcune di esse, il primo elemento che è stato concordato in sede europea è quello delle tipologie di attività da prendere in considerazione: la lista comprende esclusivamente:

  • il traffico di sostanze stupefacenti,
  • i servizi della prostituzione
  • e il contrabbando (di sigarette o di alcol).

Non viene quindi misurata l'attività criminale né, in generale, l'insieme di transazioni monetarie corrispondenti a comportamenti illegali.

Poiché le attività illegali sono praticate da soggetti con forti incentivi a occultare il proprio coinvolgimento, sia come produttori sia come consumatori, risulta molto incerto il carattere delle quantificazioni dei flussi economici da esse attivati. Pertanto l'Eurostat ha fornito linee guida comuni sulle metodologie di misurazione dell'impatto economico delle tre tipologie di attività ora considerate nel PIL dei diversi stati membri, utili per evitare forti disomogeneità nazionali nella stima.In linea con le indicazioni Eurostat, l'ISTAT ha preliminarmente individuato gli aggregati economici da stimare in relazione alla effettiva significatività attribuibile a ciascuna attività illegale in termini di produzione interna, commercializzazione e interscambio con l'estero; ad esempio, è stato ritenuto non significativo per l'Italia il contrabbando di alcol e il commercio internazionale di servizi di prostituzione.

La stima del valore aggiunto e degli altri aggregati si è basata su approcci metodologici condivisi a livello europeo che, dove le fonti informative lo consentivano, hanno preso a riferimento indicatori di domanda. In questo caso le stime considerano prevalentemente informazioni relative agli utilizzatori finali del bene o servizio illegale e ai loro comportamenti di consumo. In altri casi utilizzano indicatori di offerta, che permettono di stimare il valore della produzione a partire da informazioni sulle merci sequestrate o sulle unità produttive coinvolte.

In generale, poiché non esistono indagini statistiche dirette relative a questi fenomeni, l'ISTAT ha considerato un variegato insieme di informazioni, dirette e indirette, proveniente da enti pubblici, organizzazioni internazionali, associazioni private e di ricerca, valutandone la qualità attraverso il confronto e l'integrazione dei dati.

La stima della quantità di droga consumata è stata calcolata a partire proprio dai consumatori, data la disponibilità di dati sul consumo annuo prevalente della popolazione in età 15-64 anni. Diverse assunzioni sono comunque necessarie per stimare la frequenza d'uso e la quantità media consumata. Le stime in quantità sono poi convertite in valore tramite informazioni sui prezzi medi unitari provenienti dal Ministero dell'Interno, e utilizzate per stimare indirettamente gli altri aggregati economici.

Il valore dei servizi di prostituzione è stato ottenuto utilizzando indicatori di offerta, quali la stima del numero delle prostitute, delle prestazioni effettuate nell'anno e dei prezzi pagati dagli utilizzatori finali del servizio.
Indicatori di offerta sono stati utilizzati anche per stimare il valore economico del contrabbando; in questo caso, la quantità di merce disponibile per la domanda interna è stata calcolata utilizzando i dati sulla quantità di merce sequestrata e le assunzioni sulla capacità di contrasto del fenomeno da parte delle forze dell'ordine competenti nonché sulla quota di merce in transito.

Nel 2011, il contributo principale alla stima delle attività illegali è derivato dal valore della commercializzazione di droga valutata, in termini di valore aggiunto, in 10,5 miliardi di euro e dall'attività di prostituzione, pari a 3,5 miliardi. Il valore dell'attività di contrabbando di sigarette, al contrario, risulta modesto e pari a 0,3 miliardi.

Il valore aggiunto derivante da attività illegali si genera a fronte di un valore della produzione di circa 16 miliardi e di un ammontare di costi intermedi pari a 1,7 miliardi, che a loro volta generano un valore aggiunto di 1,2 miliardi connesso alla produzione di beni e servizi legali indotta da attività illegali. Pertanto, la stima delle attività illegali, comprensiva dell'indotto, comporta una integrazione di valore aggiunto nei conti pari a 15,5 miliardi di euro, con un'incidenza sul nuovo livello del PIL 2011 pari allo 0,9%.

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