Martedì 19 ottobre 2004

LA SEMPLIFICAZIONE DEGLI OBBLIGHI NELL'IVA COMUNITARIA

a cura di: AteneoWeb S.r.l.
The one stop shop system. Se il progetto "sportello unico" verrà realizzato, l'operatore potrà tenere un'unica partita Iva e adempiere agli obblighi tributari in un solo Stato membro
Articolo di Gabriele Chiacchiaretta pubblicato da www.fiscooggi.it

Il regime speciale Iva dell'e-commerce, prima esperienza europea di sportello unico
La strada che porta verso l'applicazione nella Ue del sistema dello sportello unico (the one stop shop sistem ovvero le guichet unique) per l'Iva europea passa attraverso la sperimentazione del regime speciale dell'e-commerce avviata in tutti i paesi dell'Unione il 1° luglio 2003 per concludersi, salvo proroghe, il 30 giugno 2006.

Adottata il 7 maggio 2002 dal Consiglio della Ue, la direttiva 2002/38/Ce, relativa al regime Iva applicabile a determinati servizi prestati tramite mezzi elettronici, ha introdotto nell'Unione Europea, prima giurisdizione tributaria al mondo, lo sviluppo e la semplificazione nel settore delle imposte sui consumi relativi al commercio elettronico, in conformità ai principi enunciati dall'Ocse.

La direttiva persegue il duplice obiettivo di promuovere lo sviluppo del commercio elettronico (definito dall'Ocse il mercato del 21° secolo) e di eliminare distorsioni nella concorrenza tra operatori comunitari e quelli extra Ue.

La direttiva è stata recepita nel nostro ordinamento dall'articolo 74-quinquies del Dpr n. 633/72 (introdotto il 1° agosto 2003 dal decreto legislativo n. 273), le cui disposizioni contengono lo speciale regime per i prestatori extra Ue che rendono i servizi tramite mezzi elettronici nei confronti dei privati consumatori (B2C ovvero business two consumer) stabiliti nell'Unione europea. Tale regime facoltativo consente di effettuare transazioni nei confronti di privati consumatori comunitari identificandosi in un solo Stato membro, con l'obbligo di applicare l'Iva ordinaria dello Stato membro di appartenenza del committente.

Il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate dell'8 ottobre 2003 ha individuato l'ufficio competente a gestire il regime speciale Iva dell'e-commerce nel Centro operativo di Pescara.

La prima concreta applicazione di un sistema "one stop shop" relativa agli Stati membri dell'Unione Europea si concretizza nei seguenti momenti qualificanti:

1. per l'operatore extra Ue nella facoltà di identificarsi in un solo paese dell'Unione Europea anche nel caso venda i servizi elettronici (cosiddetto e-commerce diretto) in più Stati membri
2. applicazione delle aliquote Iva dello Stato membro di consumo sui servizi prestati (com'è noto la vendita di beni digitali sono considerati ai fini Iva prestazioni di servizio) senza che pertanto tale sistema comporti l'armonizzazione delle aliquote Iva in vigore negli Stati dell'Unione
3. tutti gli adempimenti connessi, quali l'identificazione, con attribuzione della partita Iva, i versamenti di imposta, le dichiarazioni, che l'operatore extra Ue pone in essere in un solo Stato membro della comunità
4. la cooperazione tra gli Stati per il tramite della rete telematica connessa a un adeguato sistema informativo
5. riversamento dell'imposta spettante a ciascun Stato membro e adeguati controlli sul corretto adempimento degli obblighi tributari

Le disposizioni in esame, dato il loro carattere temporaneo, necessitano di essere monitorate nella concreta applicazione sulla base dell'esperienza acquisita dagli Stati membri nel periodo di applicazione, per consentire alla Commissione europea di determinare quali modifiche vadano eventualmente apportate dopo il 2006 e per valutare la possibilità di estendere il sistema dello sportello unico a un più ampio settore di cessioni comunitarie.

Lo scorso mese di giugno, a distanza di un anno dall'adozione del regime speciale "Vat on e-services" (Iva sui servizi elettronici), si è tenuto ad Aarhus in Danimarca, nell'ambito del progetto "Fiscalis" della Ue, un seminario sull'argomento, al quale hanno partecipato rappresentanti dei venticinque Stati membri della Comunità europea e dei tre Stati candidati a entrare nel 2007: Bulgaria, Romania e Turchia.

Il seminario si è occupato di esaminare i risultati sinora raggiunti dall'applicazione della direttiva europea 2002/38/CE (recepita in Italia dal Dlgs n. 273/2003), in considerazione del fatto che un tale sistema richiede elevati livelli di informatizzazione ed efficienza degli apparati amministrativi: entra in gioco la cooperazione in tempi ridotti di 25 Stati membri dell'Unione per consentire la corretta applicazione delle disposizioni sul commercio elettronico; in estrema sintesi, i momenti più importanti sono i seguenti:

. assegnare il numero identificativo dopo la presentazione della domanda via Internet da parte dei soggetti imponibili non residenti nell'Unione Europea
. lo Stato membro di identificazione deve inviare mensilmente a tutti gli altri Stati le informazioni di registrazione
. dopo aver ricevuto le dichiarazioni trimestrali, lo Stato membro di identificazione deve trasmettere le informazioni, entro dieci giorni successivi alla fine del mese in cui le dichiarazioni sono state ricevute, a tutti gli altri Stati dell'Unione
. trasferire i tributi incassati per effetto dei pagamenti dei soggetti registrati agli Stati membri di competenza entro dieci giorni dalla fine del mese in cui il pagamento è stato ricevuto.

La prospettiva dell'estensione del regime dello sportello unico all'Iva comunitaria

La positiva valutazione dei risultati ottenuti dopo poco meno di un anno di applicazione del nuovo regime e il conseguente ottimismo sul successo finale dell'operazione hanno prodotto la spinta della Commissione europea verso l'estensione del suddetto regime speciale ai fini Iva anche alle operazioni commerciali di soggetti stabiliti in un Paese membro della Comunità nei confronti di consumatori privati residenti in un altro Stato membro; le attività interessate dovrebbero essere principalmente:

. vendite a distanza
. cessioni con installazione e montaggio di beni mobili
. prestazioni di servizio su beni immobili
. vendite nelle fiere e nelle esposizioni
. vendite nei mercati e prestazioni di trasporto
. vendite a bordo di aerei.

Qual è il ragionamento che muove la Commissione delle Comunità europee a spingere gli Stati membri verso il nuovo sistema? Lo rinveniamo nel documento datato 20 ottobre 2003 - COM(2003)614definitivo - denominato "Riesame e aggiornamento delle priorità nella strategia IVA" inviato al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo; quello che segue ne è una breve sintesi.

Le operazioni tra soggetti passivi e consumatori finali di Stati diversi dell'Ue, fermo restando il principio di tassazione nel luogo del consumo, impone agli operatori di identificarsi in tutti gli Stati membri in cui effettuano operazioni imponibili , che in uno con la circostanza che in ogni Stato il contenuto della dichiarazione, del modello di versamento e i tempi dell'uno e dell'altro sono stabiliti in completa autonomia dagli Stati, determina un aggravio tale per la gestione e i costi soprattutto delle Pmi, da frenare lo sviluppo del mercato interno e delle sue potenzialità.
La Commissione ricorda a tal proposito che nelle inchieste condotte sugli operatori comunitari il 26 per cento ha considerato l'attuale regime Iva e gli obblighi connessi come un ostacolo al mercato interno.

La Commissione europea - direzione generale Fiscalità e Unione doganale - nel mese di marzo 2004 ha avviato su questi temi una consultazione tra tutti gli operatori pubblici e privati, in particolare le imprese interessate, al fine dichiarato di alimentare il dibattito e raccogliere consigli utili per pervenire entro la fine del corrente anno a formulare una definitiva proposta legislativa che gli Stati membri dovrebbero recepire nei propri ordinamenti.

Quali dovranno essere gli elementi cardine del nuovo regime?

Si tratterà di un regime speciale facoltativo e applicabile alle operazioni B2C (business two consumer); in sostanza , l'operatore comunitario attualmente identificato in più Stati può scegliere di tenere la sola partita Iva dello Stato in cui è stabilito anche per le operazioni imponibili realizzati in altri Stati membri; non verrà rilasciata una nuova partita Iva, ma l'operatore conserverà il suo numero nazionale.

Il punto di partenza dovrà essere la presentazione di un formulario elettronico alla propria amministrazione, contenente un minimo di informazioni, per esercitare l'opzione per il regime speciale.

L'amministrazione fiscale dello Stato ricevente il formulario dovrà:

. eseguire alcuni controlli preliminari
. inviare successivamente, in caso di esito positivo, un messaggio elettronico di accettazione
. comunicare tale esito a tutti gli Stati membri per consentire a questi ultimi di procedere alla cancellazione dell'operatore in caso fosse già identificato.

Un adempimento periodico dell'operatore che ha esercitato l'opzione per il regime speciale è la presentazione via Internet della dichiarazione "multi-country" che, su un formulario elettronico, contenga le informazioni sulle operazioni imponibili poste in essere nei vari Stati membri: restano applicabili come per il regime speciale dell'e-commerce le aliquote Iva di ciascun Stato membro di consumo.

Per quanto attiene l'esercizio del diritto alla deduzione dell'Iva, si applicano le regole dello Stato di acquisto dei beni e servizi: ad esempio, nel caso di un assoggettato stabilito in Francia che ha posto in essere operazioni imponibili in Italia, per la deduzione dell'Iva si applicano le norme in vigore in quest'ultimo paese; questa soluzione è peraltro conforme a quello che avviene attualmente. Quindi, sarà l'amministrazione fiscale italiana, nella nostra ipotesi, a verificare la fondatezza della deduzione.

In buona sostanza, il fatto che la dichiarazione non venga più presentata allo Stato membro della deduzione, ma che le informazioni gli pervengono tramite il sito web dello Stato membro di stabilimento, non dovrà costituire una limitazione dei suoi poteri di controllo.

La Commissione europea propone di armonizzare le date di pagamento dell'imposta possibilmente coincidente con quelle di presentazione della dichiarazione.

In conclusione, il sistema dello sportello unico si propone come target la riduzione degli oneri a carico dell'impresa europea, la qual cosa comporterà, in larga misura, che le amministrazioni se ne accollino una parte rilevante, seppure in un quadro di ampia informatizzazione dei processi e di semplificazione amministrativa; il nuovo regime, una volta in vigore, costituirà un banco di prova per le amministrazioni fiscali dei 25 Stati membri dell'Unione europea per quanto riguarda la capacità di cooperare e come verifica di una raggiunta maturità per ciò che attiene all'efficienza nell'utilizzo delle tecnologie informatiche più evolute.

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