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Venerdì 25 novembre 2005
Lo scorso 1° Luglio è entrata in vigore la direttiva 2003/48/CE avente ad oggetto la tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi.

L'obiettivo è di consentire che tali redditi, se corrisposti in uno Stato membro a beneficiari effettivi che siano persone fisiche residenti in un altro Stato dell'Unione, siano soggetti ad imposizione secondo la legislazione di quest'ultimo Stato; tale obiettivo è perseguito attraverso un potenziamento dello scambio di informazioni tra Stati; la Direttiva ha "costretto" anche alcuni territori non geograficamente appartenenti all'UE (Svizzera, San Marino, Andorra) ad accettare gli effetti della Direttiva stessa.

In particolare lo scambio automatico di informazioni che la direttiva disciplina permette l'effettiva imposizione su pagamenti di interessi nello Stato nel quale il beneficiario effettivo (persona fisica) risiede ai fini fiscali. La direttiva 2003/48/CE troverà applicazione in tutti i paesi dell'Unione Europea, tranne Lussemburgo, Belgio e Austria (che applicheranno il regime transitorio che verrà nel seguito analizzato), e nei territori associati o dipendenti di alcuni Stati europei (Guernsey, Isola di Man e Jersey, Antille olandesi, Aruba, Anguilla, Isole Vergini britanniche, Cayman, Montserrat, Turcs e Caicos Islands).
Prima di procedere all'analisi del regime dell'euroritenuta, è necessario specificare come la direttiva definisca i soggetti coinvolti nel pagamento di interessi transfrontalieri.

Si definisce agente pagatore, secondo il dettato della direttiva, qualsiasi operatore economico che paga interessi al beneficiario effettivo; sono considerati beneficiari le persone fisiche, anche titolari di reddito d'impresa, a cui vengono pagati interessi da soggetti non residenti; sono escluse da tale gruppo le società e le altre persone giuridiche.

Il recepimento in Italia della direttiva europea sul risparmio.

Il nuovo regime impositivo è stato recepito nel nostro paese attraverso il Decreto Legislativo n. 84 del 18/04/2005, entrato in vigore il 1° Luglio, il quale, dal punto di vista procedurale, prevede i seguenti passaggi (successivi e tra loro collegati)
:

  1. L'agente pagatore ha l'obbligo di identificare il cliente che beneficia dei pagamenti di interessi e di tenere evidenza del totale degli importi corrisposti nell'anno;
  2. L'agente pagatore segnala, distintamente per ciascuno Stato membro, all'Ammi-nistrazione finanziaria del proprio paese di residenza l'elenco dei beneficiari, dell'ammontare corrisposto e delle attività che producono tali redditi.
    La comunicazione omessa o inesatta è punita con una sanzione amministrativa da 2.065 a 20.658 Euro per transazione (tale sanzione è applicata nell'ammontare minimo per l'inoltro della comunicazione con ritardo non superiore a 60 giorni);
  3. il Paese di residenza dell'agente pagatore avvia uno scambio automatico di informazioni con gli Stati di residenza dei beneficiari effettivi, una volta all'anno ed entro sei mesi dalla chiusura dell'anno fiscale.

Sono tenuti ad effettuare le comunicazioni di cui al punto b) le banche, le società di intermediazione immobiliare, le Poste italiane SPA, le società di gestione del risparmio, le società finanziarie e le società fiduciarie residenti nel territorio dello Stato, oltre a qualsiasi operatore economico che paga interessi a persone fisiche non residenti.
Sono esclusi i fondi di investimento immobiliare, i fondi pensione e le varie forme assicurative.

Dette comunicazioni hanno ad oggetto le seguenti informazioni:

  1. l'identità e la residenza del beneficiario effettivo;
  2. la denominazione e l'indirizzo del soggetto che effettua la comunicazione;
  3. il numero di conto del beneficiario effettivo o, in assenza di tale riferimento, gli elementi che consentono l'identificazione del credito che produce gli interessi;
  4. gli elementi informativi relativi al pagamento degli interessi.

Ai fini della comunicazione sono considerati interessi:

  1. gli interessi pagati o accreditati su un conto, relativi a crediti di qualsivoglia natura, assistiti o meno da garanzie ipotecarie e corredati o meno di una clausola di partecipazione agli utili del debitore, in particolare quelli derivanti da titoli di debito pubblico e quelli prodotti da obbligazioni, compresi gli altri proventi derivanti dai suddetti titoli o obbligazioni;come detto gli interessi moratori non costituiscono pagamenti di interessi;
  2. gli interessi maturati alla cessione, al rimborso o al riscatto dei crediti di cui alla lettera a);
  3. i redditi derivanti da pagamenti di interessi, direttamente o meno, distribuiti da:
    • organismi di investimen-to collettivo in valori mobiliari autorizzati;
    • entità che beneficiano dell'opzione per essere trattate come un organi-smo di investimento collettivo in valori mobiliari autorizzato;
    • organismi di investimento collettivo stabiliti al di fuori del territorio in cui si applica il Trattato dell'Unione europea;
  4. i redditi realizzati alla cessione, al rimborso o al riscatto di partecipazioni o quote negli organismi ed entità indicati ai numeri 1), 2) e 3) della lettera c), se questi investono direttamente o indirettamente, tramite altri organismi di investimento collettivo o entità di cui alla lettera c), oltre il 40 per cento del loro attivo in crediti di cui alla lettera a). A decorrere dal 1 gennaio 2011 la percentuale del 40 per cento e' ridotta al 25 per cento.

Regime transitorio.

La Direttiva prevede un periodo transitorio fino al 2010: fino a tale data non si applicherà lo scambio automatico di informazioni ma si adotterà un particolare regime di ritenute crescenti, in particolare:
· dal 2005 al 2007 la ritenuta applicata agli interessi sarà del 15%;
· dal 2008 al 2010 la ritenuta applicata agli interessi sarà del 20%;
· a partire dal 2011 la ritenuta applicata agli interessi sarà del 35%.
Tale "Euroritenuta" si aggiunge alla ritenuta nazionale.
Pertanto gli agenti pagatori non sono tenuti all'obbligo dello scambio di informazioni automatico fino a quando tutti gli stati extra UE avranno concordato con l'Unione il passaggio allo scambio di informazioni disciplinato dalla direttiva.

Il gettito fiscale proveniente dall'applicazione delle ritenute viene trattenuto per il 25% dallo Stato di residenza dell'agente pagatore e per il 75% viene versato allo Stato di residenza del beneficiario effettivo (tale trasferimento dovrà avvenire entro 6 mesi dalla chiusura dell'anno fiscale).

Per eliminare eventuali doppie imposizioni, lo Stato di residenza del beneficiario potrà:
· riconoscere il credito d'imposta, fino all'ammontare del tributo dovuto, più il rimborso dell'eventuale eccedenza, oppure;
· rimborsare integralmente la ritenuta.

Il periodo transitorio terminerà alla fine del primo esercizio tributario successivo all'ultima delle seguenti date:

· data di entrata in vigore di un accordo tra Comunità europea e l'ultimo dei seguenti paesi: Svizzera, Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino. Tale accordo dovrà prevedere lo scambio di informazioni così come disciplinato nel modello di accordo OCSE del 18/04/2002;

· data in cui il Consiglio conviene che gli Stati Uniti si sono impegnati a procedere allo scambio di informazioni su richiesta come definito dal modello di accordo OCSE.

Conclusioni

La nuova normativa, come visto sopra, coinvolge anche paesi considerati paradisi fiscali, ne restano escluse le Isole Bahamas, Hong Kong, Panama e Singapore.
Possono essere adottate alcune contromisure: è bene far accreditare sui conti correnti italiani gli interessi derivanti da piccoli importi maturati su conti corrente esteri, mentre per quanto riguarda importi consistenti potrebbe essere conveniente intestarli a società di Hong Kong, Singapore, Panama o Bahamas, oppure a trust (alcuni particolari tipi) al di fuori della Svizzera.

Un discorso a parte merita la Svizzera che, da paese che proteggeva l'anonimato del risparmio, sta diventando il paese che meno protegge i risparmiatori. Con l'entrata in vigore della direttiva sul risparmio, la Svizzera, che applica la ritenuta preventiva del 35% sui fondi svizzeri, si impegna nei confronti dell'UE a fissare nelle Convenzioni contro la doppia imposizione sulla base della reciprocità e a fornire assistenza amministrativa nei casi di frode fiscale e di simili delitti.

Le fattispecie assimilate alla frode fiscale, che quindi consentono lo scambio di informazioni tra Italia e Svizzera, sono state recentemente definite da un comunicato del Dipartimento per le politiche fiscali; l'elenco (esemplificativo e non esaustivo) di tali comportamenti comprende le seguenti cinque situazioni sospette:

  1. Il proprietario di un'impresa individuale avrebbe dovuto includere nella sua dichiarazione dei redditi tutti i beni e i redditi posseduti e quindi gli interessi derivanti dalle attività possedute, che fanno parte dell'attivo patrimoniale. Non avendolo fatto, egli ha prodotto una contabilità incompleta. Quando dalle attività non dichiarate scaturiscono interessi rientranti nel campo applicativo dell'Accordo, si è in presenza di una frode fiscale.
  2. Nell'ambito di una procedura di divulgazione volontaria secondo l'art. 2 dell'Accordo, un contribuente ottiene e adopera un certificato rilasciato da un agente pagatore che non riflette la reale situazione reddituale, ma riporta redditi inferiori a quelli effettivamente posseduti.
  3. Una persona fisica produce documenti contabili (conta-bilità o altri documenti) che attribuiscono interessi rientranti nel campo applicativo dell'Accordo a un ente terzo (società), quando in realtà, tramite un contratto fiduciario, questi redditi gli sono attribuiti effettivamente, e non dichiarati. In questo caso, i documenti contabili non riflettono la realtà e vi è frode fiscale.
  4. Al fine di ottenere una riduzione sull'imposta che un agente pagatore deve scomputare secondo l'art. 3 par. 3 dell'Accordo, una persona fisica utilizza un certificato di avvenuta ritenuta d'imposta a monte, mentre in realtà non è stata prelevata tale imposta.
  5. Secondo l'Accordo, una persona fisica cittadina dell'Ue, entrata in relazioni contrattuali con un agente pagatore dopo il 1° gennaio 2004, che dichiara di essere residente di uno Stato terzo (non Ue o Svizzera) deve fornire un certificato di residenza dello Stato terzo dove risiede. La conseguenza è la non applicazione dell'Accordo al pagamento di interessi a questa persona. In questo contesto, l'utilizzazione di un certificato di residenza fiscale inesatto è costitutivo di frode fiscale.

La richiesta di tali informazioni da parte delle amministrazioni finanziarie europee deve essere suffragata da semplici indizi o testimonianze.
La ragione che ha portato la Confederazione Elvetica a questa inconsueta scelta è da ricercarsi nel fatto che la grande maggioranza della popolazione vede favorevolmente un'apertura all'Europa in quanto il 70% degli stessi svizzeri non lavora nel sistema bancario e finanziario, ma nelle realtà industriali e commerciali.
Infine, con l'entrata in vigore dell'accordo, verrà meno l'imposizione alla fonte su dividendi, interessi e canoni di licenza corrisposti tra società consociate, trovando applicazione la direttiva su interessi e royalties e la direttiva madre-figlia.

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AUTORE:

Ernesto Cozzi

Studio Cozzi Dottori Commercialisti Associati
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