Lunedì 11 luglio 2005

IRAP, POSSIBILI EVOLUZIONI GIURISPRUDENZIALI COMUNITARIE

a cura di: Studio Cozzi Dottori Commercialisti Associati
La questione della legittimità comunitaria dell'IRAP è tutt'ora pendente dinanzi alla Corte di Giustizia europea, ma dagli interventi della Commissione CE e dell'Avvocato Generale si può intuire che l'orientamento generale della sentenza con ogni probabilità propenderà per l'illegittimità dell'imposta.

Più controversa è, invece, la questione della retroattività della stessa, anche se il parere fornito dall'Avvocatura Generale è orientato verso una sentenza dagli effetti non retroattivi.
In attesa della definitiva pronuncia il contribuente può trovarsi di fronte a due distinte problematiche:

  • Che conseguenze comporterebbe l'omesso versamento del saldo e dell'acconto IRAP?
  • E' conveniente presentare ricorso contro il tacito rifiuto alla domanda di rimborso presenta?

In merito all'opportunità di versare o meno gli importi a saldo e in acconto, nessun problema si porrebbe per i contribuenti che omettessero tali versamenti nel caso in cui la sentenza dichiarasse l'illegittimità dell'IRAP e non ponesse nessun limite ai propri effetti.
Più complicato sarebbe, invece, il caso, che comunque appare al momento poco probabile, di sentenza sfavorevole per il contribuente.

Una soluzione valida fino a pochi giorni fa poteva consistere nel non effettuare i pagamenti a saldo e in acconto in attesa della sentenza della Corte. Nel caso di pronuncia avversa alle posizioni dei contribuenti, i versamenti dovuti potevano essere effettuati con ravvedimento operoso, quindi con sanzioni ridotte al 6% più la quota degli interessi passivi maturati.
Proprio per evitare scelte simili da parte dei contribuenti, il Consiglio dei ministri ha da poco approvato un decreto che vieta di regolarizzare i versamenti IRAP tramite ravvedimento operoso dopo le scadenze del 20 Giugno e del 20 Luglio.

Il mancato versamento dell'imposta comporterebbe, quindi, nel caso in cui venisse contestato dall'Amministra-zione, oppure nel caso iniziassero nei confronti del contribuente accessi, ispezioni o verifiche, nell'attesa della sentenza, il pagamento della sanzione piena, pari al 30% dell'importo non versato.
In questo caso l'unica soluzione consisterebbe nell'istaurare un contenzioso basato su un'eccezione circa l'incertezza della portata e dell'ambito della norma , con i costi che tale procedura comporta.

Per quanto riguarda, invece, l'opportunità di presentare ricorso, trascorsi i 90 giorni necessari perché si formi il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione in merito alla domanda di rimborso presentata dal contribuente, una tale condotta è giudicata dalla dottrina necessaria, anche se in passato è stato riconosciuto il diritto al rimborso anche alle sole domande.

Il rischio è, però, che in questo caso non venga applicato il cosiddetto principio dell'effetto utile, che mira a garantire al contribuente, e ai terzi che abbiano inteso salvaguardare i propri interessi istaurando un procedimento o anche solo un "reclamo" in via amministrativa, la possibilità di conseguire lo scopo per cui la controversia è stata avviata.
Per quanto riguarda i termini entro cui presentare ricorso si possono presentare due situazioni:

  1. L'Amministrazione Finanziaria notifica al contribuente il rigetto dell'istanza: il termine per presentare ricorso è di 60 giorni dalla notifica.
  2. L'Amministrazione non dà seguito all'istanza con proprio provvedimento: il contribuente può presentare ricorso trascorsi 90 giorni dalla notifica dell'istanza.

Va ricordato, in conclusione, che la validità delle indicazioni sopra riportate può essere valutata in via definitiva solo successivamente alla pronuncia della Corte di giustizia che, anche in presenza dei pareri sopra citati dell'Avvocato generale e della Commissione CE, gode della più completa libertà decisionale in riferimento sia agli effetti delle proprie sentenze, sia in riferimento alla portata (anche temporale) degli stessi.

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AUTORE:

Ernesto Cozzi

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