Martedì 15 febbraio 2005

I POTERI DELL'AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA E IL CONTRIBUENTE

a cura di: AteneoWeb S.r.l.
A cura del dott. Danilo Sciuto Non é ancora del tutto chiaro fino a che punto i poteri dell'Amministrazione Finanziaria possano essere estesi, laddove l'Amministrazione stessa ritenga che il contribuente faccia abuso della libertà negoziale concessa nell'ambito civilistico
I riflessi non sono affatto secondari: dalla supposta (e apparente) antieconomicità della gestione, scaturisce l'onere della prova a carico del contribuente, in mancanza della quale il Fisco presume l'indeducibilità dei costi, ed effettua un accertamento analitico-induttivo, anche in presenza di una contabilità formalmente irreprensibile.
E' utile dunque fare un panorama delle (vecchie e) nuove sentenze in merito.

Il Fisco può riqualificare gli effetti fiscali dei contratti
L'Ufficio impositore può provare, anche con presunzioni, l'inopponibilità fiscale di negozi giuridici simulati, ovvero la loro riqualificazione ai soli fini fiscali, senza che si abbia a richiedere la declaratoria di nullità al giudice.
(Cassazione, Sezione V, Sentenza n. 4317/03)

Obbligo di motivazione delle scelte antieconomiche imprenditoriali.
L'onere del contribuente di motivare le scelte che non sono in linea con i criteri di gestione economica della propria attività (scelte che, quindi, appaiono incomprensibili in base ai normali criteri di valutazione) è simmetrico e/o reciproco all'obbligo di motivazione degli atti che grava sull'Amministrazione finanziaria e, conseguentemente, grava sul contribuente l'onere di giustificare e rendere credibili le scelte che, "prima facie", si rivelino antieconomiche.
(Cassazione, Sezione V tributaria, Sentenza n. 5463/03)

Le operazioni antieconomiche, se ingiustificate, legittimano l'accertamento analitico-induttivo.
L'effettuazione di un'operazione che contrasti con i criteri di economicità, oltre a costituire di per sé un elemento indiziario grave e preciso, comporta una serie di corollari che, esaminati separatamente, configurano a loro volta ulteriori elementi indiziari che valgono, nel loro complesso, ad integrare elementi presuntivi di gravità, precisione e concordanza tali da consentire all'Amministrazione finanziaria di disattendere le risultanze della contabilità aziendale e di procedere ad un accertamento analitico-induttivo, ai sensi dell'art. 39, primo comma, lett. d), del D.P.R. n. 600/1973.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 398/03)

Legittimo l'accertamento analitico-induttivo fondato sulla constatazione di prezzi di acquisto di macchinari usati notevolmente superiori ai prezzi di rivendita
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo del reddito d'impresa, ai sensi dell'art. 39, primo comma, lett. d), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile in quanto configgente con i criteri della ragionevolezza, anche sotto il profilo della antieconomicità del comportamento del contribuente. In tali casi è, pertanto, consentito all'ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, maggiori ricavi o minori costi, con conseguente spostamento dell'onere della prova a carico del contribuente.
(Cassazione, Sentenza n. 6337/02)

Il sindacato sulla congruità dei compensi agli amministratori
La giurisprudenza di questa sezione è prevalentemente orientata nel senso di ammettere un sindacato di inerenza del costo derivante dal compenso attribuito all'amministratore di società. Rientra nei poteri dell'Amministrazione finanziaria valutare la congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, e procedere alla rettifica di queste ultime, quantunque non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili, con conseguente negazione della deducibilità di un costo che appaia sproporzionato ai ricavi e, quindi, non inerente ai medesimi.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 9026/02)

Il Fisco non può sindacare la congruità dei compensi degli amministratori di società.
In tema di determinazione del reddito d'impresa, allo stato attuale della legislazione, l'Amministrazione finanziaria non ha il potere di valutare la congruità dei compensi corrisposti agli amministratori di società, per cui tali compensi sono deducibili come costi ai sensi dell'art. 62 del D.P.R. n. 917/1986.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 6599/02)

Illegittima la deduzione dei costi di noleggio di imbarcazioni noleggiate alla società contribuente dalla controllante, che li aveva acquistati dalle proprie controllate e noleggiate alle stesse venditrici.
In tema di imposte sui redditi, in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell'economia, che il contribuente non spieghi in alcun modo, è legittimo l'accertamento ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 600 del 1973; ad un tale riguardo il giudice di merito, per poter annullare l'accertamento, deve specificare, con argomenti validi, le ragioni per le quali ritiene che l'antieconomicità del comportamento del contribuente non sia sintomatico di possibili violazioni di disposizioni tributarie.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 10802/02)

La valutazione di congruità da parte dell'Amministrazione Finanziaria dei costi sproporzionati ai ricavi o all'oggetto dell'impresa
Rientra tra i poteri dell'Amministrazione finanziaria la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni e la rettifica di queste ultime, anche se non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell'esercizio d'impresa, con negazione della deducibilità di parte di un costo sproporzionato ai ricavi o all'oggetto dell'impresa; pertanto, la deducibilità dei costi esposti in bilancio non implica che gli uffici finanziari siano vincolati alla misura indicata in delibere o libri sociali o contratti e che sia irrilevante la divergenza tra il valore effettivo e il valore ivi iscritto o riportato.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 11240/02)

Il Fisco non può riqualificare i contratti
La natura di un contratto stipulato tra le parti non può essere oggetto di riqualificazione da parte dell'Amministrazione finanziaria, che decida un assoggettamento dello stesso ad un trattamento fiscale diverso e meno favorevole, ad eccezione dei casi espressamente previsti dalla legge.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 5582/02)

Controllo possibile se i prezzi sono troppo bassi
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell'economia, che il contribuente non spieghi in alcun modo, è legittimo l'accertamento del reddito d'impresa ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 600/973, il quale consente di desumere l'esistenza di ricavi non dichiarati anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti.
La notorietà del fatto che il canone dichiarato sia notevolmente inferiore ai prezzi mediamente praticati non significa che il proprietario di un immobile non sia libero di cederlo in locazione a un prezzo inferiore. In tal caso, però, l'onere della prova ricade sul contribuente, che potrà allegare e provare, in sede di giudizio di merito, la sussistenza di particolari condizioni oggettive di degrado, eventuali rapporti di parentela con il conduttore e così via.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 7680/02)

La perizia di stima non vincola il Fisco
Poiché la perizia di stima esplica effetti ed ha valore solo tra il socio e la società, e ai fini fiscali solo per l'imposta di registro, è ammissibile che l'Ufficio proceda alla rettifica ai fini dell'imposta sul reddito di impresa, dei valori ivi indicati, qualora esse stime siano fondate su criteri ritenuti non attendibili ed oggettivi.
(Cassazione, Sentenza n. 12343/01)

L'Amministrazione Finanziaria non può sindacare sulle scelte societarie
É assolutamente legittima la scelta di una società di rinunziare unilateralmente ad un credito verso una società partecipata, portando in deduzione il relativo costo.
(Cassazione, Sentenza n. 11329/01)

Indeducibili i compensi agli amministratori di importo non congruo
L'Amministrazione finanziaria può valutare la congruità dei costi e dei ricavi esposti in bilancio e nelle dichiarazioni procedendo alla loro rettifica anche se non ricorrono irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell'esercizio d'impresa, e di conseguenza negare la deducibilità di parte di un costo sproporzionato ai ricavi o all'oggetto dell'impresa. In tema di compensi erogati agli amministratore di una s.n.c., l'Amministrazione finanziaria non è vincolata alla misura indicata in delibere sociali o contratti, ben potendo rideterminare l'ammontare del compenso in relazione al volume d'affari della società.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 13478/01)

Gravi anomalie gestionali possono giustificare l'accertamento induttivo
In tema di imposte sui redditi, in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell'economia, che il contribuente non spieghi in alcun modo, è legittimo l'accertamento del reddito d'impresa ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 600/973, che consente all'Ufficio delle imposte di desumere l'esistenza di attività non dichiarate o l'inesistenza di passività dichiarate anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti, e così di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 11645/01)

Il comportamento antieconomico può giustificare l'accertamento induttivo
In presenza di un comportamento assolutamente antieconomico, che il contribuente non spieghi in alcun modo o che non giustifichi in maniera convincente, è legittimo l'accertamento ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 600 del 1973.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 1821/01)

L'inerenza vale per tutte le attività anche se non attualmente esercitate
L'art. 75 del TUIR àncora la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, diversi dagli interessi passivi, al riferimento di tali spese ad attività o beni da cui derivano ricavi o ad altri proventi che concorrono a formare il reddito, cioè all'attività di impresa in senso ampio, il cui ambito di operatività deve necessariamente essere valutato in rapporto a tutte le attività (anche se non attualmente esercitate) indicate nell'oggetto sociale e in vista delle quali la società è stata costituita ed al cui esercizio i soci sono tenuti a concorrere. Quindi, poiché gli atti diretti a porre le premesse indispensabili per lo svolgimento o il rafforzamento di una data attività economica costituiscono parte integrante dell'attività imprenditoriale, ne deriva che anche i relativi costi, anticipatori e prodromici, in quanto strumentali al consolidamento e all'ampliamento del mercato, che solo all'imprenditore spetta valutare, non possono che ritenersi deducibili, in quanto inerenti all'attività d'impresa.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 6502/00)

Indeducibili i compensi agli amministratori se sproporzionati al volume d'affari
I compensi corrisposti agli amministratori, affinché possano essere considerati inerenti all'attività d'impresa, devono essere proporzionati al volume d'affari; nell'ipotesi di non proporzionalità consegue l'inevitabile indeducibilità della parte eccedente la supposta equa misura dei compensi medesimi.
(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 12813/00)

E' indeducibile la cessione dei crediti sottocosto
Una volta che l'amministrazione finanziaria abbia ritenuto, nella fase giudiziale, l'indeducibilità fiscale delle perdite su crediti perché ceduti sottocosto e senza il rispetto delle forme legislativamente previste per considerarli non recuperabili, è onere della società contribuente provare di aver rispettato, in assenza di accantonamento al fondo di copertura rischi su crediti come disciplinato dall'articolo 71 del D.P.R. n. 917 del 1986, il disposto dell'articolo 66 comma 3, che richiede, per la deducibilità delle perdite su crediti, che queste risultino da elementi certi e precisi, ovvero che il debitore sia assoggettato a procedure concorsuali.
(Cassazione, Sentenza n. 13181/00)

Vi ricordiamo che è disponibile sul nostro sito internet, anche un servizio di RISPOSTA A QUESITI (clicca QUI per accedere).
AUTORE:

AteneoWeb

AteneoWeb S.r.l.
Altri utenti hanno acquistato

Altri utenti hanno acquistato

Altri approfondimenti

tutti gli approfondimenti

Gli approfondimenti più letti

AteneoWeb s.r.l.

AteneoWeb.com - AteneoWeb.info

Via Gregorio X, 46 - 29121 Piacenza - Italy
staff@ateneoweb.com

C.f. e p.iva 01316560331
Iscritta al Registro Imprese di Piacenza al n. 01316560331
Capitale sociale 20.000,00 € i.v.
Periodico telematico Reg. Tribunale di Piacenza n. 587 del 20/02/2003
Direttore responsabile: Riccardo Albanesi

Progetto, sviluppo software, grafica: AI Consulting S.r.l.
SEGUICI

Social network

Canali informativi

Canali RSS

X Attiva subito il tuo sito web