Giovedì 7 ottobre 2010

BALLERINA E SQUILLO, NON CAMERIERA. GIUSTO L'ACCERTAMENTO DEL FISCO

a cura di: AteneoWeb S.r.l.
Non è credibile, anzi impossibile servire ai tavoli di vari locali notturni aperti fino all'alba nello stesso giorno.
La signora ha svolto attività di meretricio: legittima la ripresa a tassazione dei relativi proventi non dichiarati. Così ha concluso la Corte di cassazione con la sentenza 20528 del 1° ottobre, nella quale ha testualmente affermato che "…all'esercizio dell'attività di prostituta della…, che ha coltivato nel tempo numerose relazioni tutte lautamente pagate, non vi è dubbio alcuno che anche tali proventi debbano essere sottoposti a tassazione, dal momento che pur essendo una attività discutibile sul piano morale, non può essere certamente ritenuta illecita".

La dichiarazione infedele
La Suprema corte è stata interpellata per dirimere una vicenda iniziata nel 2002, quando un ufficio dell'Agenzia delle Entrate ha notificato a una signora vari avvisi di accertamento relativi alle imposte sui redditi e all'Iva per gli anni 1996, 1997 e 1998. Dai controlli effettuati sulle dichiarazioni presentate dalla contribuente, e sui versamenti da lei eseguiti sul proprio conto bancario, si prospettava una situazione diversa da quella messa nero su bianco. In sostanza, la rilevante differenza tra il dichiarato e il versato, faceva plausibilmente pensare allo svolgimento contestuale di più attività, sia come dipendente sia come libera professionista: la donna avrebbe quindi percepito anche redditi connessi all'esercizio di arti e professioni.

La contribuente, nel dichiarare di aver svolto in quegli anni l'attività di cameriera, ma non potendo negare l'evidenza dei fatti, in Commissione tributaria provinciale si giustificava sostenendo che i maggiori introiti costituivano regali di amici. La Ctp le credeva, affermando che uno stile di vita "disinvolto" non può essere fiscalmente perseguito e, peraltro, i compensi da prostituzione non sono imponibili.

Di contro l'ufficio, in appello, nel sottolineare di non aver mai fatto riferimento ad alcuna attività di meretricio, ipotizzata invece a chiare lettere dal giudice di primo grado, ma di aver prospettato soltanto l'esercizio di un'attività professionale parallela a quella di dipendente, ribadiva che gli accertamenti derivavano dai compensi non dichiarati, ricevuti come lavoratrice "autonoma". In ogni caso, la dichiarazione del primo giudice portava a una diversa riflessione, cioè che prostituirsi è "vietato" e i guadagni connessi vanno tassati come proventi illeciti (articolo 14, comma 4, legge 537/1993). Nel merito, per la Ctr, le prove fornite dalla contribuente valevano a sollevarla dagli addebiti del Fisco.

Il giudizio di legittimità
L'Agenzia non si è arresa, portando la questione in Cassazione e trovando accoglimento.
La Suprema corte ha emesso la decisione dando per certo il fatto che la vera professione della donna non poteva certamente essere quella di cameriera: un tale tipo di lavoro non può svolgersi contemporaneamente in più locali notturni nello stesso giorno. Maggiormente plausibile, invece, l'attività di ballerina e ancora di più quella di prostituta.
I redditi provenienti dal meretricio vanno considerati, secondo il giudice di legittimità, come guadagni derivanti dall'esercizio di un'attività economica come tutte le altre.
Troppo stagionata e irrilevante, inoltre, la risposta a una interrogazione parlamentare fornita nel 1990 dall'allora ministero delle Finanze, secondo cui i proventi della prostituzione non sarebbero tassabili: affermazione condivisa in primo grado.
L'ufficio ha ragione. Ora un'altra sezione della Ctr dovrà anche calcolare le spese di giudizio da accollare alla parte soccombente.

Paola Pullella Lucano

Fonte: www.nuovofiscooggi.it
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