Martedì 8 novembre 2005

ANCORA UN SI' PER LA RETROATTIVITA' DEL REDDITOMETRO

a cura di: FiscoOggi
E' legittima l'applicazione agli anni anteriori dei coefficienti presuntivi contenuti in decreti emanati successivamente al periodo d'imposta da verificare

L'ufficio notificava un accertamento al contribuente con il quale determinava "sinteticamente" il reddito complessivo netto, ai sensi dell'articolo 38 del Dpr 600/73.
Il contribuente impugnava l'avviso di accertamento asserendo la non rispondenza del reddito accertato alla propria realtà economica.
La Commissione tributaria regionale respingeva il gravame presentato dall'Amministrazione finanziaria avverso la decisione con cui la Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso del contribuente.
Nella specie, i giudici di appello, avevano affermato che "secondo la comune esperienza", il contesto sociale della comunità in cui viveva il contribuente, piccolo centro dell'entroterra, giustificava la modestia del reddito dichiarato e la non applicabilità della ricostruzione sintetica del reddito; inoltre, avevano ritenuto illegittima l'applicazione retroattiva del decreto del ministero delle Finanze con il quale erano stabilite le modalità in base alle quali l'ufficio poteva determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione a elementi indicativi di capacità contributiva individuati con lo stesso decreto (articolo 38, comma 4, Dpr 600/73).

L'Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, eccependo che il contesto sociale in cui vive il contribuente, sebbene rientri tra le zone depresse d'Italia, non può giustificare la modestia del reddito dichiarato.
Se così fosse, aggiunge l'ufficio, "i giudici tributari avrebbero il potere di creare di fatto, ma illegittimamente, una nuova sorta di agevolazione fiscale non prevista per legge", che sarebbe in contrasto con quanto disposto dall'articolo 38 del Dpr 600/73, che, a sua volta, non consente simili precisazioni, prevedendo, invece, soltanto delle prove contrarie idonee a vincere la presunzione contenuta nell'avviso di accertamento, prove che il contribuente non ha fornito in alcun grado di giudizio.
Da ultimo, l'ufficio censura quanto affermato dai giudici di appello in ordine all'illegittimità dell'applicazione retroattiva del sopra menzionato decreto del ministero delle Finanze.
L'Amministrazione finanziaria ricorre per cassazione.
Il contribuente resiste con controricorso.

Tutto ciò premesso, va innanzitutto precisato che l'articolo 38 del Dpr 600/73 prevede che gli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate possono, in base a elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente.
Con decreto del ministero delle Finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono stabilite le modalità in base alle quali l'ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione a elementi indicativi di capacità contributiva individuati con lo stesso decreto.
In tal caso, la spesa per incrementi patrimoniali si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell'anno in cui è stata effettuata e nei cinque precedenti.
Il contribuente ha facoltà di dimostrare che il maggior reddito è costituito in tutto o in parte, da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta. L'entità di questi redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione.
A tal proposito, è opportuno precisare che con provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 7/1/2005, sono stati aggiornati per gli anni 2000 e 2001, gli indici e i coefficienti presuntivi di reddito o di maggior reddito, in relazione agli elementi indicativi di capacità contributiva.

Poste queste premesse, si evidenzia che con la sentenza de qua, la Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria.
In particolare, nella motivazione della sentenza, è stato osservato che il giudice tributario "una volta accertata l'effettività fattuale degli specifici elementi indicativi di capacità contributiva esposti dall'Ufficio, non ha il potere di togliere a tali elementi la capacità presuntiva contributiva che il legislatore ha connessa alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni (aeromobili, navi ed imbarcazioni da diporto, autoveicoli ed altri mezzi di trasporto a motore, residenze principali e secondarie, cavalli da corsa ecc.), o per l'impiego di collaboratori familiari o per la stipula di contratti di assicurazione (esclusa quella RC per autoveicoli e le altre elencate) assunti dal legislatore ad indici presuntivi della sua capacità contributiva".
Deve, pertanto, affermarsi che, dinanzi all'applicazione dei coefficienti presuntivi di reddito, il contribuente non può limitarsi a eccepire l'irretroattività dei medesimi o l'illegittima applicazione dei decreti ministeriali applicativi, ma deve, invece, dimostrare in concreto che il proprio reddito effettivo è diverso e inferiore a quello scaturente dalle presunzioni adottate dall'ufficio impositore.

Osservano, inoltre, i giudici di legittimità, confermando il costante e prevalente orientamento della Corte di cassazione, che: "il potere dell'ufficio impositore di determinare sinteticamente il reddito sulla scorta di elementi e circostanze di fatto certi, utilizzabili anche dal Ministero delle Finanze per la fissazione di coefficienti presuntivi, ai sensi dell'art. 38, comma 4, del DPR 600/73, consente il riferimento a redditometri contenuti in decreti ministeriali emanati successivamente al periodo d'imposta da verificare, senza porre problemi di retroattività, poiché il potere in concreto disciplinato è quello di accertamento, rispetto al quale non viene ad incidere il momento dell'elaborazione" (cfr. Cass. n. 13425 del 9/10/2000; Cass. n. 15045 del 21/11/2000; Cass. n. 11607 dell'11/9/2001; Cass. n. 8372 del 4/9/2001; Cass. n. 14161 del 24/9/2003).
In buona sostanza, è legittima l'applicazione agli anni anteriori dei coefficienti presuntivi di reddito, posto che, rimanendo sul piano dell'accertamento e delle prove, l'applicabilità dei cosiddetti redditometri agli anni anteriori deve ritenersi insita nell'articolo 38 del Dpr 600/73.

Più specificatamente, per la giurisprudenza consolidata della Corte di cassazione, detti decreti ministeriali servono all'Amministrazione finanziaria esclusivamente a fini accertativi e probatori e non hanno affatto natura sostanziale, poiché non contengono alcuna norma per la determinazione del reddito (cfr. Cassazione civile, sez. tributaria, n. 15045 del 21/11/2000).
Pertanto, il redditometro non viola la riserva di legge in materia impositiva, di cui all'articolo 23 della Costituzione, né il principio di irretroattività della legge, di cui all'articolo 11 delle disposizioni sulla legge in generale, essendo, infatti, uno strumento che non incide direttamente sulla determinazione del reddito e non afferisce all'individuazione dei presupposti della base imponibile o dell'imposta.
In definitiva, il decreto ministeriale contenente il "redditometro" più che espressione "di un potere normativo, costituisce espressione di una funzione amministrativa di indirizzo, giustificata dalla necessità di garantire una valutazione trasparente ed imparziale su beni che indicano inevitabilmente una capacità contributiva per una ricchezza consumata"(cfr. Cass. n. 11611 dell'11/9/2001).
In conclusione di quanto sinora esposto, deve ritenersi che nessun ostacolo può configurarsi alla applicazione retroattiva del redditometro, considerato che esso si limita ad assegnare un potere probatorio dettagliato e specifico da esercitare in maniera omogenea e uniforme quando emergono elementi significativi che devono essere valutati dall'Amministrazione.

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