Giovedì 9 giugno 2005

ACCERTAMENTO INDUTTIVO IN PRESENZA DI IRREGOLARE TENUTA DELLE SCRITTURE CONTABILI

a cura di: FiscoOggi
L'ufficio, considerati i comportamenti antigiuridici di estrema gravità rilevati a carico della società da parte della Polizia tributaria, ha legittimamente adottato la procedura ex art. 39, co. 2, Dpr 600/73
E' legittima l'applicazione dell'accertamento induttivo - extracontabile per contabilità inattendibile di cui all'articolo 39, comma 2, del Dpr n. 600/1973, nel caso in cui una società abbia contabilizzato transazioni commerciali realizzate mediante l'interposizione di imprese di comodo al fine di attuare un meccanismo di frode fiscale, nonché operazioni di sponsorizzazioni sportive ritenute sovrafatturate.
Questo, in sintesi, il contenuto della sentenza n. 41/1/05 emanata il 10 marzo 2005 dalla Commissione Tributaria Regionale dell'Emilia Romagna, sezione I, depositata il 28 aprile 2005.

Il caso affrontato dalla Commissione tributaria regionale
La controversia nasce da un avviso di accertamento per Irpeg, Ilor e tributo straordinario di solidarietà relativi all'anno d'imposta 1994, scaturito da due processi verbali di constatazione redatti al termine di una verifica fiscale a carattere generale cui era stata sottoposta la società destinataria dell'atto impositivo in parola.
In particolare, nell'ambito di indagini predisposte dalla Procura della Repubblica, era emerso che la società in questione aveva compiuto frodi fiscali, realizzate attraverso transazioni commerciali mediante l'interposizione di imprese di comodo.

Più in dettaglio, la società acquistava merci da fornitori ubicati nella Repubblica di San Marino o in Paesi appartenenti all'Unione europea, i quali spedivano i beni alla stessa, ma emettevano le relative fatture di vendita a società di comodo, le cosiddette "cartiere"; quest'ultime, poi, provvedevano a documentare le merci attraverso l'emissione di fatture nei confronti della società in parola, indicando il corrispettivo di vendita privo di ricarico (anzi inferiore rispetto al prezzo di acquisto dei beni) senza effettuare il versamento della corrispondente Iva.
Con tale meccanismo, la società cessionaria, oltre a detrarre regolarmente l'Iva che risultava assolta all'atto dell'acquisto della merce, poteva conseguire un notevole vantaggio economico, disponendo di beni acquistati a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato.

Nel corso della verifica fiscale era emersa, inoltre, una sovrafatturazione di somme che la società aveva versato per sponsorizzazioni sportive.
In considerazione delle irregolarità rilevate nelle scritture contabili, in cui erano state ripetutamente annotate transazioni false o alterate nelle caratteristiche e nei valori, l'ufficio procedeva induttivamente - quindi prescindendo dalle risultanze della contabilità - all'accertamento del reddito imponibile relativo al 1994, adottando il metodo della percentuale di ricarico (che stimava essere pari al 4,7 per cento) sui ricavi.

L'avviso di accertamento così emesso veniva impugnato innanzi alla Commissione tributaria provinciale di Forlì, che accoglieva parzialmente il ricorso della società, disponendo che, nella ricostruzione del reddito assoggettabile a tassazione, dovesse essere escluso il rilievo relativo ai costi per sponsorizzazioni sportive. Per il resto confermava l'operato dell'ufficio e compensava le spese del giudizio.

Avverso la sentenza di primo grado, la società contribuente ha proposto ricorso in appello, sostenendo che i giudici di primo grado abbiano omesso di considerare il difetto di motivazione dell'avviso di accertamento impugnato, nel quale l'ufficio si sarebbe limitato a un acritico recepimento di segnalazioni degli organi di Polizia tributaria, prive della necessaria documentazione probatoria.

Avverso la medesima decisione della Ctp, ha proposto appello l'Agenzia delle Entrate, ufficio di Forlì, precisando che, ai fini della determinazione del reddito imponibile del 1994, non è stato effettuato - contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici - alcun recupero relativo alle fatture riferite alle sponsorizzazioni sportive; tali fatture, infatti, unitamente a quelle relative ai rapporti intercorsi con le società di comodo, sono state considerate unicamente allo scopo di dimostrare l'inattendibilità delle scritture contabili, al fine di procedere legittimamente all'accertamento del reddito con il metodo induttivo di cui all'articolo 39, comma 2, del Dpr n. 600/1973.
La trattazione di entrambi gli appelli, avendo a oggetto la medesima controversia, è stata unificata.

L'accertamento induttivo
Ai sensi dell'articolo 39, comma 2, del Dpr n. 600/1973, l'Amministrazione finanziaria può procedere alla determinazione del reddito d'impresa sulla base di dati e notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili e di avvalersi anche di presunzioni prive di gravità, precisione e concordanza, qualora, tra l'altro, le irregolarità delle scritture contabili siano così gravi, numerose e ripetute da rendere inattendibili nel loro complesso le scritture stesse, per mancanza delle garanzie proprie di una contabilità sistematica.
Qualora, pertanto, l'amministrazione fornisca la prova dell'inaffidabilità dell'impianto contabile del contribuente - descrivendo e dimostrando documentalmente le irregolarità emerse nel corso di accessi, ispezioni o verifiche - può procedere alla determinazione del reddito adottando il metodo induttivo, incentrato sulla ricostruzione globale dell'imponibile fiscale effettuata prescindendo dal sistema contabile dell'accertato.

La posizione della Commissione tributaria regionale
Investita della suddetta problematica, la Commissione tributaria regionale dell'Emilia Romagna, ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado, ritenendo meritevole di accoglimento l'appello proposto dall'ufficio.
Il Collegio, in particolare, ha respinto l'eccezione di difetto di motivazione sollevata dalla società in ordine all'avviso di accertamento che ha dato origine alla controversia, precisando come nell'atto siano stati, invece, diffusamente indicati i presupposti e le ragioni giuridiche che ne stanno alla base.
Secondo la Commissione regionale, infatti, l'ufficio, in considerazione dei comportamenti antigiuridici di estrema gravità rilevati a carico della società contribuente da parte degli organi di Polizia tributaria, ha legittimamente adottato la procedura di accertamento di cui all'articolo 39, comma 2, del Dpr n. 600/1973, che consente di determinare il reddito imponibile disattendendo in tutto o in parte le scritture contabili, nel caso in cui, come nella fattispecie in esame, esse siano da ritenersi inattendibili in quanto non rispondenti alla realtà aziendale.

Non ha meritato accoglimento, pertanto, l'eccezione sollevata dalla difesa della società, secondo la quale l'ufficio si sarebbe limitato a un acritico recepimento di pure ipotesi investigative. A giudizio del collegio, infatti, la condotta fraudolenta della società risulta ampiamente documentata; né la stessa ha opposto elementi, dati e notizie in grado di smentire la ricostruzione eseguita.
Va, invece, accolta, concludono i giudici di secondo grado, la censura mossa dall'ufficio, secondo la quale i giudici di primo grado hanno erroneamente ritenuto che il reddito da assoggettare a tassazione sia stato determinato includendo l'importo relativo alle sponsorizzazioni sportive sovrafatturate; ciò in quanto il procedimento induttivo adottato dall'Amministrazione finanziaria nel caso di specie presuppone, per propria natura, una ricostruzione del reddito operata disattendendo i valori e i dati risultanti dalla contabilità.

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AUTORI:

Redazione Fiscooggi

FiscoOggi

Saverio Cinieri

FiscoOggi
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